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la leggenda 

Quando, nel 1637, morì Camillo,l'uomo più stimato della Val Trebbia, S. Pietro gli disse:"Se vuoi stare per l'eternità vicino alla tua Cristinadovrai superare una difficile prova."

Camillo

Per ben novantasette anni di fila, Camillo era stato un uomo saggio, generoso e mite. Così, quando lasciò questa vita, in un soleggiato giorno di fine settembre del 1637, vi fu grande commozione in tutta la Val Trebbia, che all’epoca era sotto il dominio dei Doria. Ai funerali venne gente da ogni dove e, non potendo certo starci tutti nella minuscola chiesetta, molti si sparsero nei prati circostanti, mischiati con i carri e i cavalli. I più erano venuti indossando il vestito migliore, perché un uomo speciale merita un’attenzione particolare: guardando di lontano, spiccavano macchie di colori variopinti e pareva quasi un giorno di primavera con i prati tutti in fiore. Quando passò la bara si levarono applausi convinti e molti vollero parlare per ricordare questo o quell’episodio della vita del defunto. Insomma, quello che doveva essere un giorno di lutto assunse presto l’aspetto di una festa e perfino il parroco, che aveva iniziato a far suonare le campane a morto, ci ripensò e le lasciò libere di esprimersi a distesa. A sera, tutti si incamminarono verso casa lieti e con l’animo in pace e questo fu l’ultimo regalo che Camillo fece ai suoi compaesani.

 

La cosa non poteva certo sfuggire ai Piani Superiori: San Pietro volle personalmente controllare, sul Grande Libro delle Azioni, che cosa mai avesse fatto in vita questo Camillo, trovandovi piena conferma di numerose attività lodevoli e disinteressate.

Per questo, quando giunse alle porte del Cielo, Camillo fu fatto passare subito, saltando la fila, nell’ufficio privato di San Pietro, che gli diede una bella notizia.

 

“La informo, caro Camillo,” esordì il severo funzionario da dietro la sua autorevole scrivania, “che lei è stato ammesso in Paradiso. Ma c’è di più: le abbiamo riservato una posizione di grande prestigio. Lei sederà fra San Francesco d’Assisi, quello che parlava ai lupi e ai passerotti, e il famoso Imperatore Costantino, inutile che le ricordi chi era. Nella fila di dietro, alle sue spalle, fra pochissimi secoli, faremo accomodare Albert Sabin, lo scienziato celebre per aver salvato i bambini dalla poliomelite e non avervi voluto guadagnare nemmeno un centesimo; davanti a lei, nella prima fila, c’è nientemeno che l’Arcangelo Gabriele.”

Ciò detto, con approvabile soddisfazione, inforcò gli occhiali e si mise a firmare le necessarie carte. Ma Camillo lo interruppe. “Se davvero ho dei meriti e ritenete opportuno ricompensarmi,” disse Camillo “io preferirei sedere accanto a Cristina, la mia fedele moglie morta venti anni fa.”

Stava attraversando l'antico ponte romano,quando alzò lo sguardo e vide una fragolina rossa rossa rossache nitida spiccava nel prato verde.

San Pietro tirò su la testa d’improvviso, fino a far ballonzolare gli occhiali sul naso, e guardò incredulo da sopra le lenti: non era mai successo, in tanti millenni, che qualcuno, ammesso nell’altissima oligarchia paradisiaca, avesse spontaneamente richiesto di scendere più in basso. Accertatosi che non fosse uno scherzo (non si sa mai, al giorno d’oggi non c’è più rispetto…), decise di accontentarlo, ma con qualche riserva.

 

 

“La domanda che lei mi sta facendo è decisamente fuori dall’ordinario” rispose San Pietro. Visti i suoi meriti passati, vorrei accontentarla pienamente, caro Camillo, ma, in una situazione così inconsueta, i regolamenti vigenti prevedono che lei debba superare una prova ulteriore.Nelle vostre valli crescono ottantasei tipi diversi di trifoglio, la pianta che, come lei saprà, è il simbolo della fertilità e Santa Elisabetta ne fa, per questo, giustamente collezione. Ora, gliene manca giusto uno per completare la raccolta. Rimanderò la sua anima sulla terra e, se riuscirà a portare qui uno stelo di Trifoglio dal Sapore Antico, i suoi desideri saranno esauditi. Attenzione, però, lei ha diritto solo a tre tentativi: se per tre volte mi porterà un trifoglio d’altro tipo, lei dovrà accontentarsi dell’austero seggio accanto a San Francesco.

 

 

Camillo ci pensò su un po’ e, da uomo intelligente qual era, trovò subito un’idea brillante: dove trovare il sapore più antico? Ma è chiaro, nel luogo dove tutta la valle comincia: alle sorgenti del Trebbia. Tosto risalì tutto il percorso fino all’arido Monte Prelà e non fu per niente stupito nel trovare, proprio accanto alla sorgente, un prato di vispo trifoglio. Ne colse uno stelo e lo portò diritto diritto a San Pietro.

 

“Questo è Trifolius Pratense”, disse però purtroppo San Pietro sorridendo “e non è del tipo giusto. Riprovi, le restano due tentativi”.

 

 

Camillo (anzi, la sua anima) ci rimase un po’ male. Ma poi ci ragionò sopra. “Per forza ho sbagliato,” disse fra sé e sé “alle sorgenti c’è il principio delle cose, non l’antichità. Il sapore antico bisogna cercarlo dove le cose finiscono: sicuramente, là dove il Trebbia termina la sua corsa immettendosi nel Po”. Detto fatto, si recò al congiungersi dei fiumi, dove ancora si ricorda la battaglia che Annibale vinse col fondamentale aiuto del fratello Magone, e trovò incoraggiante il trovarvi un’ampia distesa di trifoglio. Ne prese una piantina e la portò di corsa a San Pietro.

Nemmeno quella, però, andava bene, come ebbe tosto tristemente a conoscere. Pare, se aveva ben capito, che, questa volta si trattasse di “Trifolius Cornicolatus”, una qualità rara e di un certo valore per gli erboristi, grazie al fiore giallo, ma, ahimé, non era l’auspicato Trifoglio dal Sapore Antico. Ed ora gli restava un solo, terribilmente unico, tentativo.

Camillo non sapeva più dove sbattere la testa. Avete idea di quante piante di trifoglio possono crescere in una valle lunga lunga lunga come quella del Trebbia, non a caso la più lunga dell’Appennino Settentrionale? Come fare a distinguere quello giusto?

Una sera, Camillo stava attraversando l’antico ponte romano, che sorgeva a circa metà della valle, non lontano dal luogo in cui, appena quindici anni prima, avevano costruito l’Oratorio di San Carlo. Era disperato e stava quasi per rinunciare all’impresa, quando alzò lo sguardo e vide, in un prato verde, spiccare una fragolina rossa. Piccola piccola, ma rossa che più rossa non si può, sembrava proprio voler attirare l’attenzione.

Camillo si avvicinò e vide che la fragolina poggiava sopra una foglia di trifoglio. Allungò la mano e carezzò pian piano il dischetto verde. Lo stelo si ruppe e…

D’improvviso, gli apparve accanto l’anima di Cristina. Era bellissima, aveva vent’anni e indossava l’abito bianco da sposa. Ma non c’era solo lei. C’era anche il Roberto, l’Annamaria, Claudio con la Lina, la Gigliola. Presto arrivò anche Contardo con la sua chitarra, e poi Luisa, Gina, Marcello e Rodolfo il Grassone. C’era perfino la Lola, anzi, Loredana detta Lola, e Camillo si stupì assai di scoprirla in Paradiso, perché si diceva che facesse un po’ troppo la birbantella con i giovanotti. Ma, evidentemente, il metro di giudizio di San Pietro era molto diverso da quello delle comari che, quando si trovavano al fiume a fare il bucato, sceglievano di far prendere un po’ d’aria fresca alle rispettive lingue.

Con la Lola, la combriccola dei vecchi amici che, uno alla volta, avevano preceduto Camillo nell’ultimo viaggio, era al gran completo: e fu davvero un gran piacere ritrovarsi nuovamente tutti insieme, a gustare il sapore antico dell’amicizia, dell’amore, della fratellanza fra gli uomini. Molte altre volte essi si sarebbero ritrovati nello stesso posto, così, tanto per far passare in allegria veloci i millenni.

 

Molto tempo è trascorso da allora e molte cose sono cambiate. L’antico ponte romano non esiste più, spazzato via da un’alluvione. Al suo posto ne hanno costruito un altro, più moderno e soprattutto molto più alto, così da non dover subire danni se le acque dovessero, ogni tanto, innalzarsi. Dove era sbocciata la fragolina, c’è ora una locanda, il cui nome è (non era nemmeno il caso di chiederlo!) “La Fragolina”. E’ una locanda piccola piccola, eppure ci arriva gente fin da Milano, da Genova, da Piacenza, perché è lì, meglio che in qualunque altro locale, che è possibile ritrovare il sapore antico dell’amicizia, dell’amore, della fratellanza fra gli uomini. Lì giungono gli uomini veri, quelli che hanno capito che il poter ricevere un sorriso sincero è l’unico motivo per cui vale la pena davvero di viaggiare.

Dimenticavo. Se capitate in quella minuscola stanzetta, non rinunciate ad assaggiare il Piatto del Trifoglio: coppa, salame e pancetta. Sono deliziosi.